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L’edizione 1998/99 della Champions League vede Juventus e Inter a rappresentare l’Italia. L’Inter di Simoni, dopo il secondo posto in campionato, parte dai preliminari dove si sbarazza senza problemi dello Skonto Riga.
I nerazzurri vincono il proprio girone davanti al Real Madrid dopo un passo falso iniziale proprio contro gli spagnoli. Una serie di vittorie, in particolare quella nel ritorno contro i blancos a S.Siro ad opera di un monumentale Roberto Baggio, permettono poi all’Inter di arrivare prima proprio davanti agli spagnoli e qualificarsi per i quarti di finale. La Juventus ha vita più difficile. Arriva si prima nel girone, ma a pari punti con Galatasaray e Rosenborg, guadagnando l’accesso alla fase successiva grazie alla differenza reti, favorevole ai bianconeri.
Nei quarti di finale il sorteggio è favorevole ai bianconeri, che superano agevolmente i greci dell’Olympiakos Pireo. All’Inter tocca invece il Manchester United che, dopo il 2-0 dell’Old Trafford, si accontenta di un pareggio a Milano per superare il turno. Le semifinali vedono proprio il Manchester eliminare l’altra italiana in gara. In Inghilterra finisce 1-1 e nel ritorno, Inzaghi porta la Juventus in vantaggio per 2-0 dopo soli 11 minuti di gioco. La partita sembra ormai senza storia, ma prima della fine del tempo gli inglesi hanno già pareggiato, con le reti di Keane e Yorke. A questo punto i bianconeri, per superare il turno, devono vincere la partita: è invece il Manchester United, a pochi minuti dalla fine, a chiudere il discorso con la rete di Andy Cole, che mette così il segno su una delle più belle partite mai giocate dalla formazione inglese.
La finale si gioca il 26 maggio 1999 al Camp Nou di Barcellona. Stadio stupendo e grande cornice di pubblico ad ammirare la sfida fra gli inglesi e il Bayern Monaco. Lothar Matthaus sa di avere forse l’ultima occasione per vincere l’unico trofeo che gli manca e non intende farsela sfuggire. Al 6′ del primo tempo i tedeschi sono già in vantaggio, con una rete su punizione di Basler. Sempre nel primo tempo i legni salvano per due volte il Manchester United, che sembra stordito dal Bayern Monaco. Quando ormai sembra fatta e Matthaus è già in panchina a godersi gli ultimi minuti di quello che dovrebbe essere un trionfo, succede l’imprevedibile: dopo lo scoccare del 90′, quando l’arbitro ha dato 3 minuti di recupero, un calcio d’angolo mette Sheringham in condizione ideale per pareggiare i conti. L’inglese non sbaglia e porta il risultato in parità. Il bello però deve ancora venire: a 43 secondi dal termine dei tempi regolamentari, su un altro calcio d’angolo, il norvegese Solskjaer infila Kahn per la seconda volta in meno di 3 minuti e regala un’incredibile vittoria al Manchester United.
La metà degli anni 80 ha visto l’ascesa di tre outsider sul tetto d’Europa. Dal 1986 al 1988 Steaua Bucarest, Porto e PSV Eindhoven hanno conquistato la coppa dalle grandi orecchie battendo in finale squadre ben più blasonate.
La stagione 1985/86 vede i rumeni della Steaua Bucarest arrivare fino alla finalissima di Siviglia, contro il Barcellona di Terry Venables. Il gioco dei rumeni non è spettacolare, ma è sicuramente efficace. La tattica è tipicamente ostruzionistica: impedire agli avversari di giocare per poi colpirli in contropiede. In finale l’obiettivo della Steaua, con una partita tutt’altro che avvincente, è quello di giocarsela ai calci di rigore, e così accade. Gli spagnoli non riescono a infilare neanche un pallone dal dischetto e allo Steaua basta segnare due rigori per portare a casa la coppa.
Nella stagione successiva è il Porto la squadra rivelazione: arriva alla finale di Vienna dopo aver eliminato Rabat Ajax, TJ Vitkovice, Brondby e Dinamo Kiev. Nella finalissima affronta i tedeschi del Bayern Monaco, già pluri-vincitori del trofeo e guidati, tra gli altri, dai futuri interisti Matthaus e Brehme. In svantaggio fino al 79′ minuto, con due gol di Madjer e Juary ribalta la situazione e porta a casa la coppa. Nel frattempo, i detentori rumeni della Steaua Bucarest vennero eliminati agli ottavi di finale dai belgi dell’Anderlecht, dopo aver superato d’ufficio il primo turno.
Tra il 1983 e il 1985, le italiane Roma e Juventus sono state protagoniste assolute della competizione, arrivando per tre volte alla finalissima. Nella stagione 1982-83 la Juventus campione d’Italia, dopo i primi due turni superati agevolmente contro Hvidovre e Standard Liegi, si trova di fronte ai detentori del titolo, gli inglesi dell’Aston Villa. Il turno viene superato con una vittoria esterna per 2-1 seguita da un perentorio 3-1 interno. In semifinale, la Juventus incontra i sorprendenti polacchi del Widzew Lodz, capaci di battere il Liverpool nel turno precedente. La finale con l’Amburgo, però, riserva brutte sorprese: i bianconeri, infatti, non riescono a recuperare il gol segnato nei primi minuti dai tedeschi, che in questo modo portano a casa la coppa.
Il 1977 vede l’esplosione di “King” Kevin Keegan, uno dei più grandi talenti espressi dal calcio inglese, che trascina la squadra fino alla finale di Roma, in cui il Liverpool batte per 3-1 i tedeschi del Borussia Monchengladbach. Il Pallone d’Oro va all’avversario Simonsen, autore del gol dei tedeschi nella finalissima. A fine stagione, Keegan si trasferirà in Germania, all’Amburgo, con il quale conquisterà la Bundesliga e due Palloni d’Oro consecutivi.
Il Liverpool, nel frattempo, raggiunge nella stagione successiva la seconda finale consecutiva, giocata praticamente in casa. Allo stadio di Wembley battono per 1-0 i belgi del Bruges, aggiudicandosi la seconda coppa consecutiva. La Juventus, che in quell’anno rappresentava l’Italia, viene sconfitta in semifinale proprio dal Bruges, ai tempi supplementari.
La stagione 1978/79 inizia in maniera disastrosa per i Reds, eliminati al primo turno dai connazionali (e campioni inglesi in carica) del Nottingham Forest. Non finisce però il periodo di gloria per il calcio inglese: il Nottingham Forest, infatti, arriva abbastanza agevolmente fino alla finale giocata a Monaco di Baviera, dove batte per 1-0 gli svedesi del Malmo.
I primi anni 70 vedono l’ascesa definitiva del calcio totale e il dominio in Coppa dei Campioni da parte dell’Ajax, guidato in panchina da Rinus Michels e in campo da Johann Cruijff.
Dopo la finale persa nel 1969 e il successo del Feyenoord, rivale storico dei lancieri, arriva il momento dell’Ajax, che supera agevolmente i primi turni. KF Tirana, FC Basel, Celtic Glasgow e Atletico Madrid vengono spazzate via dal gioco degli olandesi, che rivoluzionano il modo di intendere il calcio fino a quel momento. L’Italia è rappresentata dal Cagliari di Gigi Riva, che viene impietosamente eliminato al secondo turno dall’Atletico Madrid.
Nella finale di Wembley, i lancieri incontrano un’avversaria imprevista: i greci del Panathinaikos guidati dalla leggenda ungherese Ferenc Puskas, già vincitore di 5 coppe con la casacca del Real Madrid. L’esperienza dell’ex campione non basta a fermare gli olandesi, che si aggiudicano comodamente la prima Coppa dei Campioni della loro storia.