Ago
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ChampionStory #10: la solidità delle squadre italiane negli anni ‘90, sette volte finaliste

Posted by matteo in ajax, barcellona, borussia, champions, championstory, dortmund, juventus, league, madrid, marsiglia, milan, napoli, olympique, parma, real, rossa, sampdoria, savicevic, stella

Gli anni ‘90, dopo le due vittorie consecutive del Milan, hanno visto un netto predominio delle squadre italiane nella Coppa dei Campioni, che nel 1992 si è trasformata in Champions League, modificando la formula della competizione e allargandola ad un maggior numero di squadre rispetto al passato. Sebbene soltanto due edizioni, fra il 1991 e il 1998, siano state vinte da una squadra italiana, dopo la vittoria della Stella Rossa nel 1991 un’italiana è sempre stata presente nella finalissima per sette anni consecutivi.

L’edizione 1990/91 della Coppa dei Campioni vede Milan e Napoli a rappresentare l’Italia. I partenopei, dopo un primo turno facile contro gli ungheresi dell’Ujpest, vengono eliminati dallo Spartak Mosca ai calci di rigore. Il Milan detentore del titolo, invece, arriva fino alle semifinali, in cui viene eliminato dall’Olympique Marsiglia dopo una discussa sconfitta a tavolino in Francia. Dopo aver sconfitto lo Spartak Mosca in semifinale, però, i francesi perdono la coppa ai calci di rigore contro un’ottima Stella Rossa Belgrado, forte di una serie di ottimi giocatori, molti dei quali faranno poi un’ottima figura nel campionato italiano. Prosinecki, Binic, Belodedici, Mihajlovic e Pancev tirarono la serie di rigori che portò la coppa per la prima volta a Belgrado. In quella squadra erano presenti anche il genio Dejan Savicevic, che negli anni successivi divenne una delle colonne portanti del Milan, e Vladimir Jugovic, pedina importante per Sampdoria, Juventus (con cui vinse anche la Champions League nel 1996), Lazio e Inter.

A partire dalla stagione successiva inizia la striscia di 7 finali consecutive giocate dalle squadre italiane. L’edizione 1992 della Coppa dei Campioni vede una prima modifica nella formula del torneo, in preparazione alla trasformazione in Champione League che avverrà nell’anno successivo. Dopo due turni a eliminazione diretta, due gironi all’italiana da quattro squadre ciascuno decideranno quali saranno le due formazioni che si guadagneranno l’accesso alla finalissima. Una sorprendente Sampdoria, guidata dall’esperto Boskov in panchina e dotata di ottimi giocatori, vince il proprio girone e si qualifica per la finale di Londra, in cui incontrerà il Barcellona. Anche gli spagnoli, guidati da un mito del calcio come Johann Cruijff, dispongono di una squadra molto forte, con elementi come Zubizarreta, Koeman, Guardiola, Michael Laudrup e Stoichkov, che due anni dopo vincerà il Pallone d’Oro.

Dopo che i tempi regolamentari si conclusero sullo 0-0 nonostante un’ottima occasione fallita da Vialli allo scadere, nel secondo tempo supplementare è la rete di Koeman a portare la coppa in Spagna e a distruggere il sogno di una Sampdoria probabilmente irripetibile. Vedere insieme a Genova giocatori come Pagliuca, Vierchowod, Lombardo, Cerezo, Mancini e Vialli sarà onestamente difficile, almeno nei prossimi anni.

La stagione successiva vede la Coppa dei Campioni cambiare nome in Champions League. Inizialmente è solo la fase a gironi, in cui si scelgono le finaliste, ad assumere questo nome, che poi verrà esteso a tutta la manifestazione. Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica e della Jugoslavia, aumentano le squadre che chiedono di partecipare al torneo e viene dunque istituito un turno preliminare che dà accesso al gruppo di 32 squadre che si contenderanno la Coppa. La formula è la stessa della stagione precedente (due turni seguiti da gironi all’italiana per scegliere le finaliste) e a rappresentare l’Italia questa volta c’è il Milan.

Dopo aver superato agevolmente i primi due turni e stravinto il proprio girone (sei vittorie in sei partite), il Milan si trova ad affrontare l’Olympique Marsiglia. I francesi, dopo la delusione di due anni prima ad opera della Stella Rossa, hanno voglia di rivincita e vincono la partita (e la coppa) grazie a un gol di Bolì al 44′ minuto. Il Milan dunque non vince la competizione nonostante le dieci vittorie in undici partite disputate: purtroppo l’unica sconfitta arriva proprio nella finale di Monaco.

Nel 1993/94 sono nuovamente i rossoneri di Fabio Capello a rappresentare il nostro paese. La formula della competizione cambia leggermente, iniziando la metamorfosi verso quella attuale. Dopo i primi due turni e i due gironi all’italiana, passano il turno le prime due squadre di ogni girone, che si qualificano dunque per le semifinali. Anche questa volta il Milan supera agevolmente i primi turni, il girone e anche la semifinale contro i francesi del Monaco, arrivando a giocarsi la coppa nella finalissima di Atene, contro un Barcellona considerato favorito sia dalla stampa internazionale che dal suo allenatore Cruijff, sicurissimo della vittoria finale. Il risultato però lo smentisce clamorosamente, e il Milan porta a casa la coppa con un rotondo 4-0, contrariamente a tutte le previsioni della vigilia. Non si può dimenticare il terzo gol, splendido, di Dejan Savicevic che batte Zubizarreta con un incredibile pallonetto.

Nella stagione successiva la formula viene nuovamente modificata, con 4 gironi all’italiana in cui le prime due squadre classificate si qualificano per quarti di finale. Il Milan arriva secondo nel suo girone, dietro all’ottimo Ajax di Luis Van Gaal che ritroverà poi nella finalissima di Vienna. Le partite ad eliminazione diretta contro Benfica e Paris-Saint Germain vengono superate agevolmente ma, nella finale, Capello si trova senza il suo uomo chiave, Savicevic, a causa di un infortunio muscolare. Gli olandesi, forti di giocatori di altissimo livello, vincono grazie a un gol di Kluivert a soli 5 minuti dal termine e riportano la coppa in Olanda, dopo 22 anni dall’ultima vittoria dei lancieri in Coppa dei Campioni.

Nel 1994/95 è la Juventus di Marcello Lippi a rappresentare l’Italia nel torneo. E’ ormai consolidata la formula con i gironi iniziali e una successiva fase a eliminazione diretta fino alla finalissima. Questa volta la finale, per i bianconeri, si gioca praticamente in casa, all’Olimpico di Roma, ed è l’occasione giusta per riscattare la sconfitta di Atene con l’Amburgo e la vittoria macchiata dalla tragedia del 1985. La Juventus passa subito in vantaggio con Ravanelli, ma viene raggiunta sul finire del tempo da un gol del finlandese Litmanen. Il risultato di 1-1 dura fino alla fine dei tempi regolamentari e non cambia nei due supplementari. Si va dunque ai calci di rigore, in cui i bianconeri vincono per 5-3, con l’ultima rete firmata da Vladimir Jugovic, già vincitore della coppa nel 1991 con la Stella Rossa Belgrado.

Nel 1995/96 sono Juventus e Milan a rappresentare il calcio italiano. I rossoneri vengono però eliminati nella fase a gironi, finendo dietro a Porto e Rosenborg dopo una serie di partite non esaltanti. La Juventus invece prosegue il suo cammino fino alla finale di Monaco, in cui questa volta sono gli avversari del Borussia Dortmund a giocare quasi in casa. A metà del primo tempo una doppietta di Riedle sembra stendere la Juventus, che riapre la partita al 64′ con un gol di Del Piero. La rete di Ricken dopo pochi minuti fissa però il risultato sul 3-1 finale, consegnando la coppa ai tedeschi.

Il 1996/97 vide una svolta epocale per la manifestazione. Oltre ad aprire la partecipazione a tutte le federazioni europee, la UEFA diede il diritto alle migliori 8 di iscrivere due squadre, superando il principio stabilito nel 1959 secondo cui solo le vincitrici del proprio campionato nazionale potessero partecipare alla competizione. Vennero dunque introdotti due turni preliminari per scegliere, fra tutte le partecipanti, le 24 che potessero prendere parte alla fase a gironi. Le italiane coinvolte erano due: Juventus e Parma. Gli emiliani vennero eliminati subito, arrivando secondi nel loro girone dietro al Manchester United; la Juventus, invece, proseguì il suo cammino fino alla finale di Amsterdam contro i futuri “galacticos” del Real Madrid. Gli spagnoli, con un gol di Mijatovic a metà ripresa, vinsero il loro ottavo titolo confermando la non buona tradizione juventina in questa competizione.

Oltre alle sette finali consecutive in cui furono protagoniste squadre italiane, tra il 1995 e il 1997 la squadra denentrice del titolo arrivò sempre alla finale dell’anno successivo, perdendola.


SPECIALI VIDEO:

Video racconto della finale 1993/94 - via YouTube



Video racconto della finale 1995/96 - via YouTube



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Ago
3

ChampionStory #9: il doppio trionfo del Milan olandese

Posted by matteo in benfica, bucarest, champions, championstory, gullit, league, milan, rijkaard, sacchi, steaua, vanbasten

La fine degli anni ‘80 vede l’ascesa di una delle squadre più forti che si siano viste giocare in Coppa dei Campioni: il Milan di Arrigo Sacchi, guidato in campo dai tre olandesi Gullit, Van Basten e Rijkaard.

L’allenatore di Fusignano arrivò al Milan nell’estate del 1986, portando con sè le sue teorie tattiche e un gioco spettacolare ed efficace. Ci volle un po’ di tempo perchè i giocatori capissero i suoi schemi, ma quando la squadra iniziò a ingranare giocava a memoria, giocando, in quegli anni, il calcio più bello del mondo. Oltre ai tre olandesi, l’ossatura della squadra era composta da elementi di tutto rispetto: Maldini, Baresi, Ancelotti e Donadoni, tra gli altri, completavano una formazione di altissimo livello.

Dopo aver vinto lo scudetto nel 1988, il Milan si presenta in Coppa dei Campioni vincendo facile con i bulgari del Vitosha Sofia. Già al secondo turno, però, arrivano le prime difficoltà: la Stella Rossa viene superata solo ai calci di rigore, dopo che la partita di Belgrado fu sospesa sul risultato di 1-0 per gli jugoslavi e ripetuta, terminando 1-1. Passata la paura, il Milan batte prima i tedeschi del Werder Brema e poi gli spagnoli del Real Madrid, a cui impartisce una severa lezione di calcio nel ritorno a S.Siro, con un secco 5-0 che da molti viene definito come la partita più bella della storia della società rossonera.

Nella finale di Barcellona, il Milan si trova ad affrontare i rumeni dello Steaua Bucarest, vincitori della coppa solo tre anni prima e inizialmente favoriti. Al Camp Nou la squadra di Sacchi dà spettacolo e chiude con un perentorio 4-0 grazie alle doppiette di Gullit e Van Basten. Sarà, parallelamente all’ascesa del Milan, l’inizio del declino per la squadra rumena, che da quel momento non avrà più grandi soddisfazioni a livello internazionale. Nell’edizione 2007/08, la Steaua parte dal secondo turno preliminare.

L’anno successivo vede le due milanesi a rappresentare l’Italia. L’Inter, fresca vincitrice dello scudetto dei record, viene però clamorosamente eliminata al primo turno dagli svedesi del Malmoe: dagli ottavi in poi resta quindi in gioco solo il Milan, che batte l’HJK Helsinki e il Real Madrid senza grosse difficoltà. I quarti e le semifinali sono invece partite molto dure, in cui Malines e Bayern Monaco vengono superati solo ai tempi supplementari.

La finalissima si gioca al Prater di Vienna, già teatro del primo successo della Grande Inter nel 1964. Il Milan si trova ad affrontare il Benfica, squadra senza grossi nomi ma nota per essere ostica: la partita non smentisce i timori della vigilia ed è solo grazie a un gran gol di Frank Rijkaard che capitan Baresi può alzare la coppa per la seconda volta consecutiva.


SPECIALI VIDEO:

Video racconto della finale 1988/89 - via YouTube



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Lug
30

ChampionStory #8: Le vittorie inattese di Steaua Bucarest, Porto e PSV Eindhoven

Posted by matteo in barcellona, bayern, benfica, bucarest, champions, championstory, eindhoven, league, monaco, porto, psv, steaua, storia

La metà degli anni 80 ha visto l’ascesa di tre outsider sul tetto d’Europa. Dal 1986 al 1988 Steaua Bucarest, Porto e PSV Eindhoven hanno conquistato la coppa dalle grandi orecchie battendo in finale squadre ben più blasonate.

La stagione 1985/86 vede i rumeni della Steaua Bucarest arrivare fino alla finalissima di Siviglia, contro il Barcellona di Terry Venables. Il gioco dei rumeni non è spettacolare, ma è sicuramente efficace. La tattica è tipicamente ostruzionistica: impedire agli avversari di giocare per poi colpirli in contropiede. In finale l’obiettivo della Steaua, con una partita tutt’altro che avvincente, è quello di giocarsela ai calci di rigore, e così accade. Gli spagnoli non riescono a infilare neanche un pallone dal dischetto e allo Steaua basta segnare due rigori per portare a casa la coppa.

Nella stagione successiva è il Porto la squadra rivelazione: arriva alla finale di Vienna dopo aver eliminato Rabat Ajax, TJ Vitkovice, Brondby e Dinamo Kiev. Nella finalissima affronta i tedeschi del Bayern Monaco, già pluri-vincitori del trofeo e guidati, tra gli altri, dai futuri interisti Matthaus e Brehme. In svantaggio fino al 79′ minuto, con due gol di Madjer e Juary ribalta la situazione e porta a casa la coppa. Nel frattempo, i detentori rumeni della Steaua Bucarest vennero eliminati agli ottavi di finale dai belgi dell’Anderlecht, dopo aver superato d’ufficio il primo turno.

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Lug
27

ChampionStory #7: Le italiane di nuovo protagoniste e la strage dell’Heysel

Posted by matteo in boniek, champions, championstory, conti, graziani, heysel, juventus, league, liverpool, platini, pruzzo, roma, storia, strage

Tra il 1983 e il 1985, le italiane Roma e Juventus sono state protagoniste assolute della competizione, arrivando per tre volte alla finalissima. Nella stagione 1982-83 la Juventus campione d’Italia, dopo i primi due turni superati agevolmente contro Hvidovre e Standard Liegi, si trova di fronte ai detentori del titolo, gli inglesi dell’Aston Villa. Il turno viene superato con una vittoria esterna per 2-1 seguita da un perentorio 3-1 interno. In semifinale, la Juventus incontra i sorprendenti polacchi del Widzew Lodz, capaci di battere il Liverpool nel turno precedente. La finale con l’Amburgo, però, riserva brutte sorprese: i bianconeri, infatti, non riescono a recuperare il gol segnato nei primi minuti dai tedeschi, che in questo modo portano a casa la coppa.

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Lug
23

ChampionStory #6: il dominio inglese

Posted by matteo in aston, augenthaler, boskov, champions, championstory, forest, keegan, league, liverpool, nottingham, rummenigge, storia, villa

Dopo gli anni di supremazia olandese e tedesca, il periodo che va dal 1977 al 1982 è segnato dallo strapotere delle squadre inglesi che, con Liverpool, Nottingham Forest e Aston Villa si aggiudicano sei Coppe dei Campioni.

Il 1977 vede l’esplosione di “King” Kevin Keegan, uno dei più grandi talenti espressi dal calcio inglese, che trascina la squadra fino alla finale di Roma, in cui il Liverpool batte per 3-1 i tedeschi del Borussia Monchengladbach. Il Pallone d’Oro va all’avversario Simonsen, autore del gol dei tedeschi nella finalissima. A fine stagione, Keegan si trasferirà in Germania, all’Amburgo, con il quale conquisterà la Bundesliga e due Palloni d’Oro consecutivi.

Il Liverpool, nel frattempo, raggiunge nella stagione successiva la seconda finale consecutiva, giocata praticamente in casa. Allo stadio di Wembley battono per 1-0 i belgi del Bruges, aggiudicandosi la seconda coppa consecutiva. La Juventus, che in quell’anno rappresentava l’Italia, viene sconfitta in semifinale proprio dal Bruges, ai tempi supplementari.

La stagione 1978/79 inizia in maniera disastrosa per i Reds, eliminati al primo turno dai connazionali (e campioni inglesi in carica) del Nottingham Forest. Non finisce però il periodo di gloria per il calcio inglese: il Nottingham Forest, infatti, arriva abbastanza agevolmente fino alla finale giocata a Monaco di Baviera, dove batte per 1-0 gli svedesi del Malmo.

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