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Con l’inizio della parabola discendente della Grande Inter, la coppa se ne va un po’ in giro per l’Europa. Da Madrid a Milano passando per Glasgow e Manchester, un percorso non proprio lineare.
La stagione 1965-66 vede il ritorno alla vittoria del Real Madrid, che porta così a sei le coppe conquistate. Questa volta non ci sono altre italiane in gara, avendo l’Inter vinto anche lo scudetto. La squadra neroazzurra deve però arrendersi, in semifinale, proprio contro il Real Madrid, che andrà poi a vincere il trofeo con una squadra composta esclusivamente da giocatori spagnoli, la prima nella storia della manifestazione.
Nell’edizione 1966-67, successiva ai mondiali inglesi, è ancora l’Inter a rappresentare l’Italia nel torneo, arrivando fino alla finalissima di Lisbona contro gli scozzesi del Celtic Glasgow. Nei turni precedenti, la squadra di Herrera elimina Torpedo Mosca, Vasas, Real Madrid e CSKA Sofia. Anche la finale inizia con il piede giusto grazie alla rete di Mazzola al 6′ del primo tempo. Nella ripresa, però, gli scozzesi hanno un’ottima reazione e, tra il 63′ e l’84′ ribaltano il risultato con Gemmeli e Chalmers, portandosi a casa la prima coppa della loro storia e del calcio britannico.
L’anno successivo è la volta del Manchester United di George Best e Bobby Charlton. A rappresentare l’Italia c’è ora la Juventus, che arriva fino alla semifinale con il Benfica in cui viene travolta, nella doppia sfida, con un totale di tre reti a zero. La finale, giocata nello stadio di Wembley, vede di fronte il Manchester United e il Benfica. Sono proprio le due stelle dello United, Best e Charlton, a firmare due delle tre reti che stendono i portoghesi durante i tempi supplementari.
Nella stagione 1968-69 è di nuovo il Milan a rappresentare l’Italia. Tra i quarti e le semifinali, i rossoneri si trovano di fronte alle vincitrici delle ultime due edizioni, che vengono però eliminate e consentono alla squadra di Rocco di accedere alla finale di Madrid, allo stadio Santiago Bernabeu. Si gioca contro l’Ajax di un giovane Cruijff, steso da una tripletta di Pierino Prati.
Nel 1970 la coppa vola per la prima volta in Olanda. Le italiane in competizione sono Milan e Fiorentina, eliminate rispettivamente ai quarti e in semifinale dalle duq squadre che si giocheranno, a maggio, la finale di S.Siro. Anche questa volta i tempi regolamentari finiscono con un risultato di parità, ma alla fine dei supplementari ci pensa Ove Kindvall a fissare il risultato sul 2-1 per gli olandesi.
Dopo il dominio iberico delle prime sette edizioni, nel 1963 la coppa arriva in Italia per restarci fino al 1965.
Nell’edizione 1962-63 il cammino del Milan di Nereo Rocco è relativamente semplice. Gli avversari, fino alle semifinali, vengono battuti con punteggi larghi e i milanesi arrivano senza problemi alla finale di Wembley contro il Benfica di Eusebio, campione in carica e favorito. E’ proprio la pantera nera, nel primo tempo, a portare in vantaggio i portoghesi. Il Milan, però, non si perde d’animo e, grazie alla doppietta di Josè Altafini, prima pareggia e poi vince la partita. L’oriundo, con 14 reti, segnerà il record di marcature nella competizione, tuttora imbattuto.
L’anno successivo ci sono due squadre a rappresentare l’Italia: al Milan detentore della coppa si aggiunge l’Inter di Helenio Herrera, fresca campione d’Italia e in procinto di diventare la Grande Inter. Le due milanesi arrivano senza difficoltà fino ai quarti di finale, dove però il Milan deve arrendersi al Real Madrid. L’Inter invece batte prima il Partizan Belgrado, poi il Borussia Dortmund e approda alla finalissima di Vienna contro il Real Madrid “pentacampeon”.
E’ Sandro Mazzola, figlio dell’indimenticato Valentino, ad aprire le marcature sul finire del primo tempo. Nella ripresa c’è il raddoppio di Milani, ma gli spagnoli accorciano le distanze al con Felo. La tensione resta dunque altissima, almeno fino al 76′, quando ancora Sandro Mazzola mette a segno la sua doppietta e consegna la coppa nelle mani del capitano dell’epoca, un certo Giacinto Facchetti.
L’edizione 1964-65 vede nuovamente impegnate due squadre italiane: il Bologna, campione d’italia dopo lo spareggio proprio contro l’Inter, viene eliminato al sorteggio dopo il primo turno, finito in parità contro i belgi dell’Anderlecht. Resta quindi in corsa solo l’Inter campione in carica, che anche questa volta arriva fino in fondo alla competizione. Vengono eliminati, nell’ordine, Dinamo Bucarest, Rangers Glasgow e Liverpool prima di arrivare alla finale, disputata in casa, con i portoghesi del Benfica.
La finalissima si gioca proprio allo stadio Meazza ed è un’occasione da non perdere, dopo il trofeo conquistato l’anno prima e la coppa
Intercontinentale. Questa volta è Jair, sul finire del primo tempo, a fissare il risultato sull’1-0 che durerà fino alla fine della partita, consegnando nuovamente la coppa nelle mani di capitan Facchetti.
L’edizione 1960-61 della Coppa dei Campioni si apre con una sorpresa: il Barcellona, che schierava il venticinquenne Luis Suarez che nello stesso anno conquisterà il Pallone d’Oro, elimina il pluri-campione in carica Real Madrid, segnando la fine del ciclo madridista in Coppa dei Campioni. I catalani arriveranno fino alla finalissima di Berna, dove verranno sconfitti dal Benfica.
Ai portoghesi, nella stagione successiva, si unirà il diciannovenne Eusebio. Giunto dal Mozambico e aggregato alla rosa della prima squadra nonostante un provino non troppo convincente, la Pantera Nera ebbe un’ascesa rapidissima che lo portò ad essere titolare nella finale di Amsterdam, appena ventenne.
I portoghesi, ammessi agli ottavi di finale in quanto detentori del titolo, superarono l’Austria Vienna, il Norimberga e il Totthenam prima di trovarsi di fronte, in finale, un redivivo Real Madrid.
La Coppa dei Campioni (ora chiamata Champions League) viene fondata nel 1955 da un’idea del quotidiano francese L’Equipe, che propose a FIFA e UEFA l’istituzione di un campionato europeo per squadre di club. Inizialmente le due federazioni erano scettiche sull’idea, ma vedendo che i francesi iniziavano ad accordarsi con i dirigenti delle principali squadre europee e temendo che questo nuovo campionato potesse oscurare il successo del Campionato Europeo per Nazioni, decisero che sarebbe stata la UEFA ad organizzare la competizione, limitandola a una sola squadra per nazione. Venne scelta la formula dell’eliminazione diretta e ogni nazione poteva iscrivere una squadra a sua scelta, tanto che all’inizio solo 7 delle squadre partecipanti erano campioni in carica del loro paese.
IL DOMINIO DEL REAL MADRID:
Nelle prime cinque edizioni, i dominatori assoluti della competizione furono gli spagnoli del Real Madrid guidati da Alfredo Di Stefano e Ferenc Puskas. Tra il 1956 e il 1960 i madrileni non persero nemmeno una partita, aggiudicandosi tutte e cinque le edizioni. I primi avversari in finale furono i francesi dello Stade De Reims, che si giocarono la coppa anche nel 1959. Le altre finaliste delle prime edizioni furono l’Eintracht Francoforte (battuto con uno storico 7-3 a Glasgow) e le italiane Fiorentina e Milan.
Durante l’attesa per l’inizio della fase a gironi racconterò su questo blog la storia delle 51 finali di Coppa dei Campioni - Champions League in 16 puntate, che verranno pubblicate ogni venerdì e lunedì dal 6 luglio al 27 agosto.
Il racconto delle vecchie edizioni andrà ad intervallarsi con le partite dei turni preliminari, in programma sempre tra luglio e agosto. In questo modo arriveremo all’inizio della fase finale con un quadro completo di quelli che sono il passato e la situazione attuale della Champions League, i formati del torneo che si sono susseguiti negli anni e le squadre che più di altre meritano un posto nella storia della competizione.
Appuntamento dunque a venerdì 6 luglio, con la prima puntata dedicata al ciclo di vittorie del Real Madrid negli anni ‘50.